E’ prevista una puntata alla settimana, ogni mercoledì.
In sintesi, questi sono gli obiettivi del dossier:
- capire l’importanza della definizione di un quadro giuridico chiaro in cui si inserisce l’accordo commerciale;
- fornire gli elementi fondamentali per la redazione di un buon accordo commerciale;
- conoscere le tipologie di tutti i principali contratti che definiscono le operazioni con l’estero (Joint Venture, agenti di commercio, compravendita internazionale, concessionari di vendita);
- approfondire la conoscenza delle convenzioni internazionali che disciplinano, tra l’altro, anche i contratti internazionali (tra questi, basti citare la Convenzione di Vienna, di Bruxelles, quella di New York ma anche il Trattato di Roma)
Forma dell’accordo e formazione del contratto
Per una azienda che fa della competitività il suo cavallo di battaglia, altamente motivata e consapevole dei propri mezzi e degli obiettivi da perseguire, avere una ottimale gestione dei rapporti commerciali con l’estero significa possedere un’adeguata conoscenza degli elementi di impostazione tecnica e giuridica, le caratteristiche fondamentali e i punti di criticità della contrattualistica internazionale.
Disporre di questi strumenti tecnici, capaci di sostenere validamente il processo di globalizzazione delle imprese consente, infatti, di affrontare in modo vincente i continui cambiamenti, le incertezze e le sfide poste dagli ostacoli che si frappongono tra l’impresa e la sua internazionalizzazione.
Infatti, definire nei minimi particolari termini e condizioni di un contratto con una controparte estera e stipularlo presenta problematiche diverse e spesso più articolate di quelle che si incontrano in una negoziazione a carattere interno.
Questo aspetto assume un’importanza ancora maggiore se si pensa che ormai anche le piccole e piccolissime imprese, nel quadro del Mercato Unico Europeo e con l’adozione dell’Euro che ha cambiato molti scenari strategici, si trovano sempre più di frequente ad instaurare rapporti con soggetti residenti all’estero, rapporti che si concretizzano in transazioni di carattere commerciale.
In questo senso, stipulare contratti internazionali presuppone almeno due condizioni:
- analisi delle variabili esogene, estranee all’azienda e che in tale tipologia di contratti assumono grande rilevanza;
- attenzione rivolta alle problematiche connesse ai rapporti commerciali con le imprese estere.
Una delle prime considerazioni da fare riguarda i sistemi giudiziari, che variano da Paese a Paese: questo vuol dire che il primo passo da compiere verso il raggiungimento della “meta” (ossia kla stipula del contratto) è la definizione del quadro giuridico in cui nasce e si sviluppa il rapporto commerciale.
Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma di certo questo non basta: è d’obbligo porsi alcune utili domande che spianano la strada e consentono all’azienda di avere un quadro chiaro della situazione e di tenere sotto controllo l’evoluzione della trattativa anche dettandone tempi e modi.
- Quale legge regolerà il rapporto? Quella italiana o quella vigente nel Paese estero del nostro partner commerciale?
- Esistono Convenzioni Internazionali che regolano i rapporti commerciali? Quali sono e cosa dispongono? Sono in grado di fornire risposte chiare ed esaurienti alle esigenze delle imprese?
- Come devono essere regolate le controversie? Chi è preposto alla loro eventuale risoluzione?
Nell’ambito del diritto, a livello internazionale, esistono due diversi stili di approccio in materia di contrattualistica, spesso in antitesi:
- il sistema giuridico di “Common Law”, che caratterizza i Paesi anglosassoni;
- il sistema giuridico di “Civil Law”, adottato in Europa.
Nei Paesi europei caratterizzati dal sistema giuridico di “
Civil Law”, ad eccezione di alcune rare eccezioni che sono richiamate nei codici nazionali, ad esempio, non è obbligatoria la forma scritta del contratto affinché esso possa considerarsi valido a tutti gli effetti di legge: anche una stretta di mano, in teoria, può rappresentare un contratto come qualsiasi altro contratto concluso in forma verbale.